La missione non è un'attività passeggera o un compito riservato a pochi, ma rappresenta la natura stessa della Vita Consacrata
In pieno Mese missionario, mentre la comunità si avvia a celebrare la Giornata Missionaria Mondiale, Suor Maria Rosa Venturelli, a nome dell’USMI di Roma, ci offre una profonda riflessione che tocca il cuore della nostra vocazione. La missione, ci ricorda la lettera, non è un'attività passeggera o un compito riservato a pochi, ma rappresenta la natura stessa della vita consacrata e la ragione d'essere di ogni battezzato. Attraverso i gesti concreti dell'annuncio ad gentes – un orecchio aperto all'ascolto della Parola e una bocca aperta per annunciarla – siamo chiamati a dare un nuovo slancio alla nostra testimonianza quotidiana. In questo cammino, il fenomeno migratorio emerge non solo come una sfida sociale, ma come una reale ricchezza ecclesiale che riempie le comunità di volti e storie provenienti da altri continenti.

Per descrivere la formazione e l'esperienza spirituale, il testo utilizza la suggestiva metafora del pozzo. La formazione non è un otre da riempire meccanicamente, ma un percorso che fa emergere l'acqua fresca e cristallina dell'amore di Dio, già custodita nell'interiorità della persona. È da questa sorgente profonda che si attinge l'energia per guarire le ferite reciproche e per offrire ai giovani quei valori interiori di cui hanno sete, prima che il Signore li mandi sulle vie del mondo….
…alcune provocazioni….
Nel mese missionario siamo chiamate a vivere l’annuncio, ricevuto nel giorno del nostro Battesimo.
Aprire l’orecchio e aprire la bocca….
La missionarietà è insita nel cuore stesso di ogni forma di vita consacrata, che è memoria vivente
del modo di esistere di Gesù il Risorto. Allora non è difficile renderci conto che la Missione, nel senso
più ampio del termine, non è estranea alla vita consacrata, ma appartiene alla sua stessa natura: la
missione è la vita consacrata. Diciamo così che il primo fondamento della vita consacrata è la
Missione. I nostri Fondatori e Fondatrici l’hanno vissuta in pienezza dando così forma a un carisma e
una spiritualità, che sempre è stata missionaria. Fuori di tale visione, la vita consacrata corre il pericolo
di diventare astratta, di essere fraintesa, comoda, incomprensibile e sterile.
Stiamo forse vivendo oggi questa sterilità e siccità nella Vita Consacrata?

